Febbraio 2019
Le vette si raggiungono grazie a competenze e gestione del rischio
Alexander Huber è un alpinista estremo, uno dei due celeberrimi fratelli noti come gli “Huberbuam”. Parlando a “onemarkets” racconta alcuni aspetti della sua vita appassionante. Anche gli investitori potranno imparare qualcosa da questo 49enne dell’Alta Baviera: in particolare, come affrontare e gestire al meglio i rischi.
Quando ha arrampicato l’ultima volta?
Proprio ieri. Solo a novembre ho avuto circa 25 eventi in agenda. Così approfitto dei pochi giorni in cui non c’è nulla in programma per starmene all’aria aperta. Immergermi nella natura è il mio modo di rilassarmi e fare il pieno di energia per le settimane di conferenze.
Lei è riuscito a fare del suo hobby un mestiere. Come ha fatto?
Sono nato in una zona alpina. Quindi già da piccoli è naturale essere sempre in giro per le montagne. Comunque dopo la maturità ho studiato Fisica all’università, disciplina per la quale avevo anche un certo talento. Dopo la laurea, in un primo momento ho iniziato a collaborare con la cattedra di meteorologia dell’Università Ludwig-Maximilian di Monaco. Il mio progetto originario era di farmi strada in ambito scientifico, nell’ambito della ricerca sull’atmosfera, per poi andarmene in Antartide come scienziato alla stazione Neumayer. Questo il mio obiettivo iniziale. Molto presto tuttavia mi sono reso conto del fatto che è pressoché impossibile conciliare a livello di tempi il fatto di occuparsi seriamente di scienza e arrampicarsi sul tetto del mondo.
A un certo punto sarei stato obbligato a prendere una decisione. Dopo essermi finanziato gli studi universitari con conferenze sull’arrampicata, con compensi man mano sempre più interessanti, ho finito per scegliere l’alpinismo. Il tutto con buona pace della scienza, ma per seguire quella che è la mia vera passione.
Insieme a suo fratello Thomas nel corso degli anni vi siete posti obiettivi sempre nuovi e apparentemente quasi impossibili. Che cosa le dà nuovi stimoli ogni giorno?
Quando si ha un qualche talento per qualcosa, lo si fa anche volentieri. Penso anche che Thomas ed io da alcuni decenni siamo tra gli spiriti più creativi dell’arrampicata e dell’alpinismo a livello mondiale. Ci documentiamo molto e riusciamo così a individuare nuovi luoghi e opportunità per esprimere la nostra passione. Al tempo stesso ci siamo resi conto abbastanza presto che esistono diverse tecniche di arrampicata. Chi le padroneggia, ha molte più possibilità. La cosiddetta arrampicata libera, in cui si possono utilizzare solo gli appigli naturali senza altri ausili, ha aumentato il livello di difficoltà. E naturalmente anche il tempo e l’impegno da dedicare all’allenamento.
Chi padroneggia l’arrampicata libera, si conquista molto più rapidamente le maggiori vette del mondo. Sviluppare nuovi trend di arrampicata e in questo modo fissare nuovi obiettivi era e resta il nostro stimolo principale.
Esistono montagne impossibili da scalare?
Con determinati ausili oggi si può fare moltissimo. Per chi sceglie la tecnica free solo (arrampicata solitaria), ovvero senza corde né sicurezze, anche sulle Alpi esistono numerose pareti ancora da scalare. Cosa positiva del resto, perché significa che ci sono ancora margini di miglioramento e nuove sfide ad attenderci. Thomas e io ci muoviamo spesso al limite tra ciò che è già consolidato e nuove frontiere. Quando si è disposti a varcare il confine immaginario tra noto e ignoto, esistono sempre nuovi orizzonti da conquistare. Per farlo però bisogna avere la volontà di operare al limite e spingersi oltre.
Preparazione atletica e conoscenze tecniche sono il presupposto per raggiungere gli obiettivi prefissati, ma in che misura è determinante lo stato mentale per il successo finale?
Lo stato mentale è la chiave di tutto. In pratica serve già enorme energia anche solo per essere predisposti a cimentarsi con la scalata alla vetta. Si procede solo se la mente fa la sua parte. Bisogna anche tenere presente che esistono nuovi trend e sviluppi cui si può contribuire personalmente. In fin dei conti è un po’ la stessa cosa che succede nel trading. Anche qui ci sono di continuo nuovi strumenti e sviluppi, con cui bisogna prendere dimestichezza. Solo a questo punto sarà possibile giocare in prima linea e avere successo.
Nel trading la posta in gioco è “solamente” il denaro. Lei invece spesso mette in gioco la vita. Almeno questo è ciò che noi vediamo dall’esterno. Non ha paura?
Chi dall’esterno pensa “è folle giocare così con la propria vita” ha ragione. È una forma di autodifesa naturale. Limitandosi a guardare le immagini è inevitabile proiettarsi in questa situazione che si ritiene impraticabile. Per quanto mi riguarda, funziona in tutt’altro modo. Ho impiegato tantissimo tempo ed energia per essere in grado di valutare esattamente il rischio. Ciò non significa che io non abbia paura. La paura è la nostra assicurazione sulla vita. Ci dirige e ci guida. Quando divento nervoso, è perlopiù per circostanze particolari che mi procurano disagio. Possono essere cause fisiche, psichiche o di altra natura. Questo disagio mi fa capire che non ho la situazione veramente sotto controllo. Allora mi prende il panico o anche semplicemente un senso di insicurezza, e questo mi porta a fare dietrofront.
Sarebbe un errore fatale ignorare questa sensazione e andare semplicemente oltre. Sarebbe comportarsi come il classico giocatore d’azzardo, che ignora il rischio, nasconde la testa sotto la sabbia o con un po’ di fortuna sopravvive o muore. L’alpinismo non è adatto per chi gioca d’azzardo.
La sicurezza al 100% però non esiste, vero?
Giusto. Per questo motivo operiamo sempre con una riserva di sicurezza. Se mi trovo in un terreno sconosciuto e devo fare i conti con fattori imprevisti, mi serve una riserva di questo tipo. Nella fase di pianificazione ci fissiamo anche di continuo potenziali punti per fare marcia indietro.
Ci sono stati obiettivi che non ha raggiunto, e se sì come si è sentito?
Ovviamente abbiamo avuto delle sconfitte. Fa parte dell’arrampicare. “Chi dichiara di aver sempre raggiunto i propri obiettivi probabilmente non ha mai abbandonato la propria comfort zone e non ha mai corso seriamente dei rischi”. Non è mai arrivato ai propri limiti. Per chi va oltre i limiti qualche battuta d’arresto, e magari anche un fallimento, sono inevitabili.
Ammettere a se stessi che una missione non è possibile, oggi o in assoluto, non è una tragedia. Tirare il freno al momento giusto, prendersi una pausa ed eventualmente fare un nuovo tentativo in seguito è segno di intelligenza.
Quanto è importante avere suo fratello come partner di fiducia?
In parte è mero frutto del caso che siamo capaci entrambi di arrampicare ad alto livello. Sì è vero siamo fratelli, però siamo anche molto diversi tra di noi, sia a livello fisico, sia di temperamento. Ma proprio per questo funziona! In effetti una buona squadra di calcio non si compone solo di attaccanti. È la combinazione di diversi tipi di giocatore che può eliminare eventuali punti di debolezza e valorizzare quelli di forza. Insieme siamo in grado di ottenere le migliori performance in condizioni di massima sicurezza. Il pericolo si cela in primis nelle zone che meno conosciamo. Entrambi comunque sappiamo perfettamente cosa siamo in grado di fare e cosa no. E ciò crea fiducia reciproca.
Cosa può consigliare agli investitori, da persona che conosce bene il significato della parola rischio?
I mercati finanziari sono un campo estremamente volatile, e ciò comporta naturalmente anche dei rischi. Solo chi si muove con competenza su questo terreno può operare ragionevolmente al sicuro. Chi sa come funzionano i mercati azionari e i diversi prodotti può adottare tattiche migliori nei propri investimenti e in questo modo avere più possibilità di ottenere rendimenti migliori.
Un investitore non deve necessariamente affrontare rischi e può parcheggiare i soldi al sicuro su un libretto di risparmio. Però ci sono anche le possibilità offerte, ad esempio, da azioni e Certificati. Qualcosa di molto simile accade quando si scala una montagna. Ad alta quota si vivono momenti splendidi e indimenticabili purché entrando in questo mondo se ne accettino regole e rischi correlati. È comunque importante sapere in che modo abbiamo affrontato i rischi. Le situazioni diventano infatti realmente pericolose quando ci si espone a pericoli che non si conoscono né si controllano.




